9) Tocqueville. I difetti delle democrazie.
Alexis de Tocqueville accenna ad alcuni pericoli in cui una
democrazia pu facilmente incorrere. Uno di questi  lo strapotere
della maggioranza quando le minoranze non sono sufficientemente
tutelate.
A. de Tocqueville, La democrazia in America.

Quando si vuole esaminare quale sia negli Stati Uniti l'esercizio
del pensiero, ci si accorge chiaramente a qual punto il potere
della maggioranza sorpassi tutti i poteri che noi conosciamo in
Europa.
Il pensiero  un potere invisibile e quasi inafferrabile, che si
prende gioco di ogni tirannide. Ai nostri giorni, i sovrani pi
assoluti d'Europa non saprebbero impedire ad alcuni pensieri
ostili alla loro autorit di circolare sordamente nei loro stati e
fino in seno alle loro corti. Non  lo stesso in America: finch
la maggioranza  incerta, si pu parlare; ma, dal momento in cui
essa si  irrevocabilmente pronunciata, ognuno tace; sembra che
amici e nemici si siano attaccati di concerto al suo carro. La
ragione di ci  semplice. Non vi  un monarca tanto assoluto che
possa riunire nelle sue mani tutte le forze della societ e
vincere le resistenze, come pu farlo una maggioranza investita
del diritto di fare le leggi e di metterle in esecuzione.
Inoltre, un re ha soltanto un potere materiale, che agisce sulle
azioni ma che non pu toccare le volont, mentre la maggioranza 
dotata di una forza, insieme materiale e morale, che agisce sulle
volont come sulle azioni e che annienta nel tempo stesso l'azione
e il desiderio di azione.
Non conosco un paese in cui regni, in generale, una minore
indipendenza di spirito e una minore vera libert di discussione
come in America.
Non vi  una teoria religiosa o politica che non possa diffondersi
liberamente negli stati costituzionali dell'Europa e che non
riesca a penetrare anche negli altri, poich non vi  in Europa un
paese talmente sottoposto ad un solo potere che colui che vuol
dire la verit non trovi un appoggio capace di rassicurarlo contro
i pericoli che possono nascere dalla sua posizione indipendente.
Se egli ha la sventura di vivere sotto un governo assoluto, ha
spesso dalla sua il popolo; se vive in un paese libero, pu
all'occorrenza ripararsi dietro l'autorit regia. La frazione
aristocratica della societ lo pu sostenere nei paesi democratici
e la democrazia negli altri. Invece, nel seno di una democrazia
organizzata come quella degli Stati Uniti, non si trova che un
solo potere, un solo elemento di forza e di successo, e nulla al
di fuori di esso.
In America la maggioranza traccia un cerchio formidabile intorno
al pensiero. Nell'interno di quei limiti lo scrittore  libero, ma
guai a lui se osa sorpassarli. Non gi che egli abbia da temere un
autodaf, ma  esposto ad avversioni di ogni genere e a quotidiane
persecuzioni. La carriera politica  chiusa per lui, poich egli
ha offeso la sola potenza che abbia la facolt di aprirgliela.
Tutto gli si rifiuta, anche la gloria. Prima di rendere pubbliche
le sue opinioni, egli credeva di avere dei partigiani; ma, dal
momento in cui si  scoperto a tutti, gli pare di non averne pi,
poich coloro che lo biasimano si esprimono a gran voce, mentre
coloro che pensano come lui, senza avere il suo coraggio, tacciono
e si allontanano. Egli allora cede, si piega sotto uno sforzo
quotidiano e rientra nel silenzio, come se provasse il rimorso di
aver detto la verit.
[...].
Presso le nazioni pi fiere dell'antichit si sono pubblicate
opere destinate a dipingere fedelmente i vizi e la ridicolaggine
dei contemporanei. La Bruyre, quando compose il suo capitolo sui
grandi, abitava il palazzo di Luigi quattordicesimo e Molire
criticava la corte in commedie che faceva rappresentare davanti ai
cortigiani. Ma la potenza che domina negli Stati Uniti non vuole
essere presa in giro. Il pi leggero rimprovero la ferisce, la
minima verit piccante la rende feroce e bisogna lodarla dalle
forme del suo linguaggio fino alle sue pi solide virt. Nessun
scrittore, qualunque ne sia la notoriet, pu sfuggire all'obbligo
di incensare i suoi concittadini. La maggioranza vive dunque in
una perenne adorazione di s medesima; soltanto gli stranieri, o
l'esperienza, possono far giungere alcune verit all'orecchio
degli americani.
Se l'America non ha ancora avuto dei grandi scrittori, non
dobbiamo cercarne altrove le ragioni: non esiste genio letterario
senza libert di pensiero e non vi  libert di pensiero in
America.
L'inquisizione non ha mai potuto impedire che in Spagna
circolassero libri contrari alla religione della maggioranza.
L'impero della maggioranza fa di pi negli Stati Uniti: esso
toglie anche il pensiero di pubblicarne. Si trovano degli
increduli in America, ma l'incredulit non trova, per cos dire,
alcun organo.
Vi sono governi che si sforzano di proteggere i costumi
condannando gli autori di libri licenziosi. Negli Stati Uniti non
si condanna alcuno per questo genere di opere, ma nessuno 
tentato di scriverne. Non gi che tutti i cittadini abbiano dei
costumi puri, ma la maggioranza ha costumi normali.
In questo caso l'uso del potere  buono, senza dubbio: ma io non
parlo che del potere in s stesso. Questo potere irresistibile 
un fatto continuo e il suo buon impiego non  che un accidente.
[...].
Io credo che si debba attribuire all'azione sempre crescente del
dispotismo della maggioranza lo scarso numero di uomini notevoli
che si mostrano sulla scena politica americana.
[...].
Nei governi assoluti i grandi che si avvicinano al trono adulano
le passioni del padrone e si piegano volontariamente ai suoi
capricci. Ma la massa della nazione non si presta alla servit,
essa vi si sottomette spesso per debolezza, per abitudine o per
ignoranza, talvolta per amore della regalit o del re. Si sono
visti popoli mettere una specie di piacere e di orgoglio a
sacrificare la loro volont a quella del principe e introdurre
cos una specie di indipendenza spirituale anche nell'obbedienza.
Presso questi popoli si trova meno degradazione che miseria. Vi 
d'altronde una grande differenza fra il fare ci che non si
approva e il fingere di approvare quello che si fa: l'uno 
proprio dell'uomo debole, mentre l'altro appartiene alle abitudini
del servo.
Nei paesi liberi, in cui ognuno , pi o meno, chiamato a dire la
sua opinione sugli affari dello stato; nelle repubbliche
democratiche, in cui la vita pubblica  continuamente mescolata
alla vita privata, in cui il sovrano  avvicinabile facilmente
ovunque, tanto che basta alzare la voce per giungere al suo
orecchio, si trova un numero assai maggiore di persone che cercano
di speculare sulle sue debolezze, e vivere a spese delle sue
passioni, di quello che si trova nelle monarchie assolute. Non che
nelle democrazie gli uomini siano naturalmente peggiori che
altrove, ma la tentazione  pi forte e si offre a pi gente nello
stesso tempo.
Le repubbliche democratiche mettono lo spirito di corte alla
portata della maggioranza e lo fanno penetrare simultaneamente in
tutte le classi. E' questo uno dei principali rimproveri che si
possano far loro.
[...].
Nella folla immensa che negli Stati Uniti gareggia nella carriera
politica ho visto ben pochi uomini dotati di quella virile
semplicit, di quella maschia indipendenza di pensiero, che ha
spesso distinto gli americani dei tempi passati e che, ovunque la
si trovi, forma il tratto essenziale dei grandi caratteri. Si
direbbe, a prima vista, che in America gli spiriti siano stati
tutti formati sullo stesso modello, tanto essi seguono esattamente
le stesse vie. Lo straniero trova,  vero, degli americani che si
allontanano dal rigore delle formule e deplorano i difetti delle
leggi, l'instabilit della democrazia e la sua mancanza di
cultura; che si spingono spesso fino a notare i difetti che
alterano il carattere nazionale, e indicano i mezzi che si possono
usare per correggerlo; ma nessuno, tranne voi, li ascolta; e voi,
cui essi confidano questi segreti pensieri, siete uno straniero e
ve ne andate presto. A voi svelano volentieri delle inutili
verit, ma poi, scesi in piazza, tengono un linguaggio ben
diverso.
[...].
Ho sentito parlare di patria negli Stati Uniti; ho trovato nel
popolo del vero patriottismo, ma spesso l'ho cercato invano in
coloro che lo dirigono. Questo si comprende facilmente per
analogia: il dispotismo degrada assai pi colui che vi si
sottomette di colui che lo impone. Nelle monarchie assolute il re
ha spesso grandi virt, ma i cortigiani sono sempre vili. E' vero
che i cortigiani, in Americano, non dicono Sire e Vostra Maest,
grande e capitale differenza; ma essi parlano sempre della
intelligenza naturale del loro padrone; essi non pongono il
problema di sapere quale delle virt del sovrano sia pi degna
d'ammirazione per la semplicissima ragione che dichiarano che egli
possiede tutte le virt, senza averle ricevute, quasi senza
volere; essi non gli danno le loro mogli e le loro figlie perch
egli si degni di farle sue amanti ma, sacrificando le loro
opinioni prostituiscono se stessi.
In America i moralisti e i filosofi sono costretti a nascondere le
loro opinioni sotto il velo dell'allegoria; ma, prima di
arrischiare qualche verit poco piacevole, dicono: Noi sappiamo
di parlare a un popolo troppo superiore alle debolezze umane per
non essere capace di dominarsi. Non terremmo un simile linguaggio
se non sapessimo di rivolgerci a uomini che per le loro virt e la
loro cultura, soli fra tutti gli altri, sono degni di essere
liberi.
Gli adulatori di Luigi quattordicesimo non avrebbero fatto meglio.
Per parte mia, credo che in tutti i governi la bassezza si
attaccher sempre alla forza e l'adulazione al potere. E conosco
un solo mezzo per impedire che gli uomini si degradino: non
accordare ad alcuno, con l'onnipotenza, il sovrano potere di
avvilirli.
[...].
Non bisogna confondere la stabilit con la forza, la grandezza di
una cosa con la sua durata. Nelle repubbliche democratiche il
potere che dirige la societ non  stabile, perch cambia spesso
la mano e di oggetto. Ma, ovunque esso si trovi la sua forza 
irresistibile.
Il governo delle repubbliche americane mi sembra altrettanto
accentrato e pi energico di quello di molte monarchie assolute
d'Europa: non credo dunque che esso possa perire per debolezza.
Se mai in America la libert finir, bisogner prendersela con
l'onnipotenza della maggioranza, che avr portato le minoranze
alla disperazione, costringendole a fare uso della forza
materiale. Si giunger allora all'anarchia, ma essa sar una
conseguenza del dispotismo.

A. de Tocqueville, La democrazia in America, Bur, Milano, 1992,
parte I, pagine 260-264.
